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Amt, battaglia tra Pd e M5s da una parte («Basta propaganda») e Vince Genova dall’altra («Parole scomposte»), mentre la città aspetta soluzioni

Dopo le ultime notizie sulla crisi di Amt, il PD rivendica di aver denunciato da tempo la gravità della situazione e chiede responsabilità, il MoVimento 5 Stelle punta il dito contro la gestione passata. Piciocchi (ex assessore al Bilancio e vicesindaco facente funzioni) accusa l’attuale amministrazione di usare l’azienda per propaganda

La crisi di Azienda Mobilità e Trasporti diventa terreno di scontro a tutto campo dopo le notizie arrivate in mattinata sulla procedura e sulle iniziative della Procura. Nel giro di poche ore, i comunicati si sono moltiplicati e hanno mostrato, più che un confronto tecnico, una vera e propria battaglia di narrazioni: chi rivendica di aver visto il problema per primo, chi attribuisce le colpe a chi governava prima e chi accusa l’attuale amministrazione di trasformare l’emergenza in un’arma politica.

Il Partito Democratico di Genova parte da una premessa netta: “Che la situazione di AMT fosse grave non è mai stato messo in discussione da questa amministrazione”. Nel testo, il partito sostiene di averlo detto “fin dai primi giorni” della consiliatura e interpreta quanto emerso dalla Procura come una conferma di “un problema strutturale, profondo, che non può più essere negato”. E qui arriva l’affondo contro gli avversari: “La destra per mesi ha cercato di minimizzare, quando non apertamente negare, ma oggi i fatti impongono un cambio di passo: la realtà ha sconfitto la propaganda”.

Allo stesso tempo, il Partito Democratico prova a raffreddare il tema del rischio immediato, spiegando che “l’istanza della procura del 9 dicembre è sostanzialmente congelata dal provvedimento del Tribunale Fallimentare del 24 dicembre, che ha accordato le misure protettive richieste e ha riconosciuto la validità del piano di risanamento presentato dall’azienda”. Da qui la linea indicata come priorità: “La priorità adesso è attuare quel piano e approvare nei tempi più rapidi il bilancio di AMT”. E la cornice politica resta quella già tracciata: “Non abbiamo fatto inutile allarmismo”, scrive il Partito Democratico, spiegando di essersi “giustamente preoccupato di fronte a un buco di oltre 200 milioni di euro”, che attribuisce a “anni di cattiva gestione sotto le giunte di centrodestra”. La chiusura è anche un messaggio identitario e di metodo: “Il trasporto pubblico locale è una priorità irrinunciabile: AMT deve restare pubblica, accessibile, efficiente”, ma “un debito strutturale di queste proporzioni non può essere affrontato solo dal Comune” e “occorre il coinvolgimento di tutte le istituzioni, a partire dalla Regione Liguria”.

Sulla stessa scia, ma con toni ancora più taglienti, arrivano le parole di Davide Natale e Armando Sanna, rispettivamente segretario del Partito Democratico Liguria e capogruppo del Partito Democratico in Regione, che replicano direttamente alle dichiarazioni di Marco Bucci. “Davvero Bucci dopo aver fatto il sindaco di Genova per 8 anni deve attendere il bilancio del 2024 di AMT per capire cosa deve fare per sostenere l’azienda e il Trasporto Pubblico Locale?”, scrivono, aggiungendo: “Se è un momento di amnesia gli ricordiamo che nel 2024 era sindaco e che da quanto sta emergendo, AMT era in una situazione disastrosa già da tempo”. Attaccano poi l’ipotesi di “comprare le azioni” evocata da Bucci: “Bucci forse crede di essere su Scherzi a parte quando dice di voler comprare le azioni di AMT, non sa che la norma glielo impedisce?”. E puntano sull’unica parola che, in questi casi, fa la differenza: risorse. “Ciò che dovrebbe invece fare è utilizzare ogni euro a disposizione del bilancio regionale… anche per il Trasporto Pubblico Locale”, chiedono, insistendo su un doppio binario: pressione sul governo per aumentare il fondo nazionale e stanziamenti regionali aggiuntivi. Rivendicano anche un tentativo già fatto: “Noi lo avevamo proposto con un emendamento… prevedendo una manovra aggiuntiva di 10 milioni di euro sul 2026 per finanziare il Trasporto Pubblico Locale. Bucci e la sua maggioranza hanno bocciato la nostra proposta”.

Il MoVimento 5 Stelle, con il capogruppo comunale Marco Mesmaeker, sceglie una linea ancora più dura e punta soprattutto alla ricerca delle responsabilità politiche: “È vero o non è vero che la Procura di Genova ha chiesto il fallimento dell’azienda di trasporto pubblico, travolta da oltre 200 milioni di euro di debiti?”, domanda, sostenendo che quanto reso noto “certifica ciò che avevamo chiaramente denunciato”. La causa, nella loro lettura, è “il frutto diretto delle scelte dell’ex Giunta Bucci, colpevole di gestione miope, opaca e politicamente irresponsabile”. Nel comunicato si insiste sul quadro numerico e sulle conseguenze per la città, fino alla stoccata conclusiva: “Se oggi AMT è ancora in piedi, lo si deve all’attuale amministrazione comunale, che si è attivata fin da subito per mettere l’azienda al riparo dal fallimento e avviare il risanamento”.

Dall’altra parte, arriva la risposta di Pietro Piciocchi, attuale capogruppo comunale di Vince Genova (all’opposizione), assessore al bilancio e vicesindaco facente funzioni fino alla fine di maggio 2025, contesta non solo il merito ma anche il tono della comunicazione politica. In un testo attribuito all’area di maggioranza di centrodestra, si legge: “Prendiamo atto con stupore delle dichiarazioni della sindaca di Genova, Silvia Salis… Parole scomposte che, per l’ennesima volta, dimostrano la consuetudine… di usare i problemi di AMT come strumento di propaganda”. L’accusa è pesante perché punta su un effetto pratico: “Screditando la reputazione dell’azienda” si sarebbero allontanati “fornitori e istituti di credito, essenziali per assicurare l’esercizio dell’attività ordinaria”. E, ancora, viene contestato il modo in cui sarebbe stata gestita la vicenda: “Il Consiglio comunale è stato sistematicamente estromesso”, “il governo di AMT avviene a colpi di comunicati”, mentre “ciò che più preoccupa è la totale mancanza di chiarezza in ordine alle coperture finanziarie necessarie per il riequilibrio del contratto di servizio”. Il testo arriva persino a rivendicare un confronto con il passato: “Nel corso dei precedenti mandati amministrativi, mai nessun creditore aveva avanzato istanza di fallimento; il servizio è sempre stato assicurato”, e chiude con una frase che intercetta l’umore quotidiano: i cittadini alle fermate “sono interessati a sapere come si intenda rimettere in piedi l’azienda”.

In mezzo a questo duello, resta un fatto che nessun comunicato può cancellare: la crisi non è solo politica, è soprattutto industriale e finanziaria, e pesa su un servizio essenziale. È per questo che, al di là delle accuse reciproche e della lotta per attribuire colpe e meriti, la città guarda a ciò che viene dopo: l’attuazione del piano, la tenuta delle misure protettive, l’approvazione dei bilanci e, soprattutto, la risposta più concreta di tutte, quella che i genovesi misurano alla fermata: quante corse tornano, con quali mezzi e con quali risorse certe.


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